Quando è nato Giosuè

Mi piace raccontare una storia fatta di zero programmi, tanto amore e tanta normale indaffarata attesa.
Mi piace raccontarla alle mamme in attesa quando le sento piene di negatività (data dagli altri, chissà perché ci tengono tanto).
Ho scoperto di aspettare Giosuè che ero di 9 settimane.
Credevo in un ritardo da stress e non avendolo cercato non ci avevo dato troppo peso o forse ero troppo presa da altro. Ho fatto il test con il suo papà al telefono, vivevamo lontani e nemmeno il tempo di appoggiarlo sul bidet che le due linee rosa erano lì a farci un ciao gigante.

Abbiamo sorriso tanto al telefono e subito è salito un senso di colpa per non aver provveduto a lui per quelle 9 settimane. Ma stava bene e così è sparito presto ed è anche stato il solo momento negativo in tutta la gravidanza.

Poi tanto Amore, tanti amici, tante cose da fare…casa in ristrutturazione, la richiesta di un trasferimento e un lavoro da consulente.

Il corso preparto è stato il luogo per concedere tempo a me stessa, alle cure dell’ostetrica e al confronto con le altre future mamme.
È stato importantissimo per me che sono una che non si spaventa ma che nemmeno si informa troppo. Lì ho trovato risposte competenti, nuove amicizie e tanta consapevolezza.

Giosuè è nato 7 giorni prima del termine.
Ho rotto le acque alle 6.20 del mattino, ho chiamato il suo papà che è subito partito (aveva due ore di viaggio da fare) e dopo un’ora di bagno caldo ho finito di compilare i moduli per la donazione del sangue cordonale.
Ho avuto tempo anche di mandare dalla vasca di bagno il mio codice fiscale per la fatturazione dei lavori dell’idraulico.

Contrazioni ogni 5 minuti. Son salita sulla macchina di mio padre e sono arrivata in ospedale.
Pioveva, era il 23 novembre del 2015. Erano le 9.40. Mi hanno messa al monitoraggio: non scorderò mai le facce delle altre ragazze che non erano in travaglio.
Povere, non credo sia stato bello guardarmi. Intanto era arrivato anche il papà di Giosuè che è entrato con me in sala parto.

Lì c’era Graziella, l’ostetrica. Una signora vicina alla pensione, con lunghissimi capelli rossi. Truccata, decisa e dolce. Io non smetterò mai di ringraziarla. La sua voce era dolcissima ma le parole erano “severe”.

Sapevo e volevo affidarmi totalmente alla sua esperienza. Avevo paura solo di fare l’epidurale, odio gli aghi (ero anche svenuta alla lezione teorica del corso con il primario di anestesia) così quando mi ha detto che non avrei potuto più farlo ho tirato un sospiro di sollievo.

Alle 13.13 siamo diventati genitori. Il mio compagno è stato bravissimo, amorevole, dolce e comprensivo. Quando è tornato con Giosuè in braccio ho capito di essere una mamma e ho pianto tanto. Era il mio bambino. Ho sofferto parecchio dopo, per i punti e le emorroidi ma spero che il 2018 mi conceda un’altra avventura come questa, perché non c’è regalo più bello di un fratello, per il proprio figlio.

Non saranno la stitichezza, la ciambella per sedersi o i mesi senza sushi a fermarmi. Mi piacerebbe anche partorire in casa ma credo che abbia costi troppo alti per noi…chissà! W le ostetriche.

Mamma Alberica

Immagine di @weareaustinborn

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