Quello che so di lei: SageFemme e la saggezza della primavera

Torino mi ha visto diventare ostetrica… e quando raramente torno, mi rendo conto che i miei sensi la ricordano più della mia mente.

Questa sera d’aprile l’aria è tiepida, il Valentino si veste di verde tenero e le strade brulicano di persone …

“Davvero quindici anni fa era così? Possibile che non ci sia l’ombra di un parcheggio? Che nostalgia della mia bicicletta”.

Proprio in questa città, ho sentito per la prima volta la parola “sagefemme”.
Così vengono chiamate le colleghe al di là delle montagne alle mie spalle, dove il sole è tramontato. E questo è il titolo del film che stanno per proiettare.

Corro, o forse trotto, direzione Mole Antonelliana.
Primavera, troppo precocemente, penso, promette l’arrivo della bella stagione, ti seduce e confonde, tanto che, per un po’, non mi fanno nemmeno troppo male le scarpe alte a fiori sulle quali corro in equilibrio per le vie affollate.
“Maledetto ottimismo primaverile”, mi ritroverò a pensare tra qualche ora, che mi fa dimenticare in auto le comode scarpe di riserva, che saggiamente avevo preso.

Ci sarà il regista in sala e già nella attesa mi rallegro, come quando, da bambina, ammiravo mia nonna che faceva diventare fiaba la vita vissuta.

La bellezza di una storia aumenta quando ho la possibilità immediata di arricchirla con domande di approfondimento.
Sorrido al pensiero:

“Essere ostetrica mi ha permesso di vedere degli scorci di vita che la gente comune non conosce e così sarà stasera al cinema. Ma che bel regalo da ostetrica mi hanno fatto!”.

Chi si aspettava una recensione standard già avrà capito che non la troverà tra queste righe. Vi lascio comunque questi link se non volete perdere tempo oltre, o se volete un assaggio del film:

Non solo cinema: Sage Femme di Martin Provost
Coming Soon: Quello che so di lei

Qua potete vedere il trailer in italiano:

Se siete ancora qua e volete seguirmi, andiamo oltre.
Iniziamo dal titolo: nella versione italiana in uscita, il film è ribattezzato con “Quello che so di lei”, e si perde il Sagefemme originale.
Questo mi rattrista non poco.

Ora vi spiego perché: Sagefemme è il termine con cui i nostri cugini d’oltralpe chiamano l’ostetrica: donna saggia.


Mi ha sempre affascinato che l’essenza del mio lavoro si percepisse già dal nome.
Un sostantivo che diventa quasi un promemoria. La saggezza maturata è davvero più importante delle azioni che si compiono?
Ed è quello che veramente deve caratterizzarmi?

Nell’etimologia dei termini in italiano vediamo che, in levatrice e in ostetrica si descrive rispettivamente un’azione e la collocazione spaziale durante l’assistenza al parto.

Le luci si spengono e la proiezione inizia.

Eccomi davanti ad un film francese, vedo scorrere le vicende di Claire, esperta ostetrica dalla vita regolare e volutamente monotona che si intrecciano in modo imprevisto con quelle di Béatrice. Si tratta dell’ex amante del padre, donna eccentrica, spontanea, a volte frivola malgrado le difficoltà economiche e malgrado la malattia che la sta portando alla morte. La Frost e la Deneuve sono interpreti di spessore e ci presentano due donne modellate dal loro passato, che fronteggiano un futuro incerto. Si avverte la paura per capitoli che si chiudono e il dolore di vecchie ferite ancora aperte.

Sembra che il regista Martin Provost non abbia voluto fare un racconto autobiografico con questo lavoro, ma sicuramente le vicende del suo passato e il legame con la sua ostetrica lo hanno spinto a onorarne così il ricordo.

Racconta, a proiezione ultimata, che casualmente scoprì, solo in età adulta, di aver rischiato la morte nel immediato dopo parto, e che, vista la gravità della situazione, l’ostetrica che aveva assistito alla sua nascita, offrì il suo sangue per una trasfusione in emergenza, riconsegnandolo di nuovo alla vita. Non si arrese. Non si arresero.

Immagino un Provost che cerca per anni di rintracciare la donna per ringraziarla, lottando tra archivi distrutti e memorie cancellate. Fino a quando, grazie alla firma apposta sull’atto di nascita, il regista trova, purtroppo, solo gli eredi della donna.

E da una foto in dono, che regala un volto ad una ostetrica saggia, sconosciuta e fondamentale, nasce questo film.

Il regista sottolinea che Sagefemme si regge sul misterioso passaggio di vita e vitalità tra le persone che affrontano momenti drammatici.

Nel dramma ritroviamo i contorni crudi di una trasfusione e, come una trasfusione vera e propria, questo scambio ha un immenso potere: legare le persone anche diametralmente opposte, e salvarle. Persone lontane anche nel tempo.
Ecco a tratti riemergere persone dal passato: non più vive nelle vecchie diapositive sbiadite, ma nei tratti dei nipoti. Ancora e ancora.

Seguendo, passo dopo passo, la storia di due donne completamente diverse, osservando l’attrito del loro incontro, il cozzare di vecchi rancori, nuovi drammi, notiamo con quale pazienza e saggezza la vita non si arrende, nei piccoli miracoli quotidiani, nei frutti e fiori di improbabili orti di periferia.
Ci rendiamo conto che le tragedie non risparmiano nemmeno l’evento nascita, chi lo vive e chi vi assiste.
A loro modo, Claire e Béatrice, ognuna con il proprio bagaglio di esperienze di una vita, finiscono con il trasfondere l’una all’altra quella saggezza che prima del loro incontro, dolorosamente, mancava per affrontare il futuro e il proprio destino.

Ecco che la stessa primavera che è nel brulicare di vita dei giorni di aprile, la ritroviamo nella gelata che cancella l’esplosività di tanti germogli pieni di promesse.

Si realizza che l’unico modo per fronteggiare le gioiose nascite e le inspiegabili separazioni è apprendendo la saggezza, quella saggezza che si rinnova continuamente e non si arrende.
E dunque che ogni ostetrica non dimentichi mai di essere Sagefemme.

Ostetrica Chiara Monge

3 thoughts on “Quello che so di lei: SageFemme e la saggezza della primavera”

  1. Non a caso mi ritrovo a leggere le tue parole … in un momento molto sofferto che mi obbliga ogni giorno a ripescare nel passato ciò che ero per affrontare il divenire quotidiano e inesorabile di un cambiamento non voluto ma obbligato del mio essere donna e ostetrica… ogni giorno mi guardo allo specchio e mi cerco riflessa negli occhi …. capelli lunghi , striati di bianco, pelle dorata dal sole… ricerco la sagefemme di cui tanto parli… usando parole che toccano il cuore… ogni giorno … mi cerco negli occhi delle donne che incontro… a volte mi ritrovo in una lacrima. Grazie Chiara, dolce amica e compagna di tramonti al mare …. custodisco ancora il tuo prezioso regalo. Ti aspetto per un abbraccio e complimenti ancora per la tua recensione …. vale!❤️

    1. Grazie amica mia. Mi manchi tanto. Ad ogni parto che assisto in sala vasche il mio pensiero grato corre a te, che mi hai insegnato a stare lì in ginocchio accanto a chi diventa madre. Verrò presto. Promesso.

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