Se un allattamento può cominciare male, il mio è iniziato peggio.

Il primo contatto vero con l’allattamento al seno è stato grazie a mia sorella. Lei è stata il primo approccio diretto che ho avuto 5 anni fa quando è nato mio nipote. Avevo visto quanto era dolce questo momento anche prima, ma con lei potevo risolvere dei dubbi e delle domande. Fu lei ad accompagnarmi alla mia prima riunione della Leche League quando tutte e due eravamo incinte due anni fa.

Quando sei incinta di gemelli ci sono delle domande-affermazioni ricorrenti:
La prima :Come farai ?
La seconda : Li partorirai col cesareo ?
La terza : Non li vorrai mica allattare ?
Tutte e tre domande, mi facevano stare male e con tanti pensieri. Ora a distanza di più di un anno dalla nascita dei miei bambini posso dire che l’unica che non sono riuscita a saltare è stato il cesareo (purtroppo lui era di trasverso) ma le altre due posso dire orgogliosa che ce l’ho fatta.

E ora parlo di quella che ci interessa. Io li volevo assolutamente allattare, per questo mi ero informata durante la gravidanza e prima. Ero andata alle riunioni, avevo letto dei libri sull’allattamento (conoscevo le posizioni, avevo parlato con una ostetrica (mamma di gemelli anche lei).

Il giorno in cui sono nati, a 36 settimane (quasi 37), è stato tutto molto veloce. Cesareo d’urgenza, ma grazie alle mie richieste al primario solo con anestesia spinale, mi ha fatto avere tra le mie braccia i miei bambini. Lei (la prima) 2,630 kg e lui 3,300kg grosso per l’età gestazionale e per essere gemelli, ma ancora immaturi per quanto riguarda la suzione.
Me li hanno portato subito e provato ad attaccarli. Le tate del nido mi dicevano come fare, me lo mostravano e “perdevano” il loro tempo con noi. Lì però ero io e la cosa non era più come avevo letto o immaginato. Li prendi, li attacchi e ciucciano. Non era così. Il primo problema pensavamo che fosse il mio capezzolo piatto. Nessuno dei due si attaccava: per questo motivo iniziai a fare quella “ginnastica” con la siringa senza la parte dove metti l’ago per provare a tirare il capezzolo ma la cosa otre ad essere disgustosa non sembrava che aiutasse.

Poi i bimbi hanno avuto dei problemi con il glucosio (in gravidanza ero a dieta perché ho avuto delle intolleranze al glucosio). Sapevo che i bimbi potevano stare a digiuno finché non mi fosse venuto un pochino di colostro, ma le infermiere dal nido mi dissero che i bimbi erano al limite con la glicemia e che era pericoloso che i loro valori calassero.
Mi dissero che bisognava dare loro il latte artificiale. Io tenni duro ribattendo che era mia intenzione allattarli e che quello sarebbe stato un brutto inizio, cosi mi diedero dato il tiralatte e iniziai a tirarlo.
La prima notte dopo il cesareo non riuscivo ad alzarmi dal letto ma appena arrivata la mattina mi tiravo il latte e lo facevo portare alla nursery. Ogni gocciola di colostro era oro per me e per loro. Dovevamo dividere la quantità ma io me lo tiravo il doppio delle volte. Me lo tiravo ogni due o tre ore. La notte in ospedale mettevo la sveglia per tirarmelo con calma e da sola. Provavo ad attaccarmeli ma non c’era verso, s’arrabbiavano e io ero nervosa e credo che loro lo sentissero.

Erano due giorni che ero a digiuno e quel giorno lì mi feci portare un succo alla pera e mia mamma mi portò un pannino con il prosciutto crudo spagnolo: è stata proprio quella notte che mi è venuta la montata lattea.  Da 30 ml sono passata a riempire due barattoli quasi pieni di 125ml.
Ero contenta, ma ancora c’era troppa gente intorno a me che mi chiedeva se s’attaccavano o meno e questo mi faceva innervosire ulteriormente.
La pediatra mi vide così “testarda” con l’allattamento che mi voleva far rimanere un altro giorno, perché secondo lei, lui che era più grosso e sembrava che ogni tanto ci provasse: sembrava proprio che sarebbe riuscito ad attaccarsi. Malgrado la mia poca esperienza, non vedevo quell’attacamento così immediato e dissi alla pediatra di darmi la dimissione.

Ci volevo provare a casa da sola con i bimbi e magari dopo aver mangiato una bella pizza, senza nessuno che facesse dei commenti sulla impossibilità di allattare i gemelli.
A casa avevo il tiralatte, molta pazienza e tanta forza di volontà.
Mi tiravo il latte: preparavo i biberon giorno e notte e appena “poppavano” me lo tiravo per la volta successiva. Non solo avevo il frigorifero pieno ma anche il freezer. Non si sa mai. Seguivo le misure che mi avevano dato in ospedale (quanto ero illusa che potessero essere le indicazioni giuste). La notte mi alzavo anche tre volte per tirarmelo.
Non volevo che loro si abituassero al biberon e così provavo ad attaccarmeli. Parlando con un’amica ostetrica, mi raccontò di quel sistema con il deposito e i tubicini (DAS: dispositivo di allattamento supplementare) e così feci. Lui sembrava che ci provasse, ma lei prendeva solo il tubicino per succhiare. Dopo cinque giorni di tentativi, se lui lo provavo a prendere prima che desse segnali di fame, notai che provava a poppare!

Il sabato, dopo una settimana a casa, al controllo pediatrico mi dissero che lei cresceva bene, ma lui no. Subito sono scattate le critiche alla qualità del mio latte “poco nutriente”. Magari una mamma con poca esperienza e mal informata ci può credere ma…per me era strano visto che tutti e due i figli erano allattati con lo stesso latte. La pediatra mi disse di stare tranquilla però di provare durante una settimana a fare la doppia pesata. E la doppia pesata dimostrò che lui non prendeva quelle misure che mi avevano consigliato, ma almeno il doppio!
Ero molto stanca perchè le notti rimanevo seduta sul letto con i cuscini per farlo poppare finché si addormentava, il mio compagno dava il biberon a lei, poi scendevo a tirarmi il latte e preparare il biberon per Elisa e dopo poco ricominciava il giro.

Durante il giorno il mio compagno era al lavoro fino a tardi e non avevo altri aiuti, i bimbi non sempre dormivano insieme e pian piano cominciavo ad essere esausta.
Lui poppava tanto e non facevo più la doppia pesata,tanto al controllo successivo si dimostrò che era aumentato tanto di peso e anche lui cresceva.
Mi sembrava che la quantità di latte stesse diminuendo. Ora so che sicuramente non era così: si trattava del fatto che loro stavano aumentando il loro bisogno, ma tutto quel latte che avevo immagzzinato in freezer stava finendo e così chiamai Francesca Ferrari, la prima consulente della Leche League che ho conosciuto in Italia e mi aiutò tanto. Mi consigliò di prendere un tiralatte doppio in farmacia oppure di tirarmi il latte mentre allattavo lui. E poi mi spiegò come dovevo fare la notte per allattarlo e riposarmi. Così feci. Il latte sembrava che stesse aumentando, almeno avevo riempito il freezer un’altra volta e la notte mentre lui poppava…Io dormivo!!

Sembrava che tutto stesse andando molto meglio fino a che conobbi il dolore della mastite: febbre altissima e un dolore al seno che non riuscivo ad alzare il braccio. Ma anche quella superata.
Il 23 giugno tornati da fare un po’ di giri in comune e in qualche negozio, fra caldissimo e aria condizionata, quando arrivammo a casa, Elisa era nervosa aveva molta fame che si svuotò due biberon e continuava ad essere nervosa: piangeva e non c’era verso di consolarla. Ad un certo punto vomitò tutto, diventò pallida e non si muoveva, la misi sotto il rubinetto con l’acqua tiepida perché la sua temperatura corporea era bassa. La tenni in braccio e pian piano cominciò a cercarmi il seno sopra la maglietta. Glielo offrii spogliandomi e la mia sorpresa è stata quando ho visto che si attaccò! Poppava direttamente dal mio seno come se lo avesse fatto sempre dopo quasi due mesi. Ero felicissima.

Da quel momento in poi tanto lui come lei si sono attaccati sempre e io ho cominciato a godermi l’allattamento in tandem. La notte mi giro da una parte e poppa uno e mi giro dall’altra e poppa l’altra. È bellissimo. Ora sono molto più veloci quando poppano. Se siamo a casa durante il giorno fanno anche la poppata tutti e due insieme, a volte si accarezzano i capelli e si cercano.
Altre volte si fa la poppata individuale e ciò ci permette di avere un po’ di “intimità” con ognuno di loro separatamente.

Quando ai 6 mesi abbiamo cominciato ad introdurre dei solidi mi trovai, come al solito, con delle indicazioni della pediatra che voleva impormi gli orari delle poppate e visto che secondo lei erano “obesi” (e non avrebbero mai camminato con questo peso!) non voleva che gli offrissi la poppa prima dei pasti. Meno male che l’instinto materno e tutte le informazioni che avevo accumulato (Leche League, OMS) mi hanno fatto subito cambiare pediatra.
Comunque anche se abbiamo cominciato con tante difficoltà l’allattamento, ora posso essere contenta e felice perchè dopo 18 mesi sto ancora allattando e secondo me è la cosa più bella che posso fare per loro e che loro fanno per me.

Pau Montserrat Martínez

paumontserratmartinez@gmail.com

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