Storia della nonna Dina e della mamma

Questa è la storia di mia nonna Dina, nata nel 1924 in un paesotto in provincia di Treviso, che giovanissima è venuta a Milano perché il paese le stava stretto. Lavorava (e lavora tuttora) come sarta in casa e abitava in una casa di ringhiera con suo marito, mio nonno Lorenzo, che compare poco in questo racconto, ma credo che ai tempi “si usava così”.

Questa è la storia di mia mamma Rosanna, nata nel 1952 alla Mangiagalli di Milano, unica figlia della Dina e del Lorenzo. Questa è in parte la mia storia, io che oggi sono ostetrica, ma vorrei poter essere anche un po’ levatrice.

Ora Giulia ti racconto una bella storia: c’era tanto tempo fa, al mio paese, la levatrice Marcella. Si dice levatrice?
Oggi ci chiamiamo ostetriche, però levatrice va bene lo stesso…

Comunque, c’era tanto tempo fa un marito che in bicicletta correva a chiamare la Marcella, perché né la sua famiglia, né probabilmente la Marcella, avevano il telefono.
La levatrice faceva bollire pentole d’acqua e voleva sempre lenzuola bianche pulitissime. Sai a cosa servivano? Le mangiavano le partorienti per non farsi sentire dagli altri figli, sai, perché il figlio non lo faceva la madre, lo portava la levatrice nella sua borsa!
La levatrice non veniva pagata dalle famiglie, ma dal Comune, però quando entrava in una casa, si faceva sempre il caffè, quello buono però, mica fatto con il pentolino, ma con la “cocoma” di rame! Il caffè “speciale” veniva offerto alla levatrice e a parenti, amici e vicini, per festeggiare la nascita. Poi per la donna che aveva partorito sai cosa si preparava? Si faceva il brodo di gallina: si prendeva la gallina più vecchia del pollaio, stravecchia, e la si faceva andare anche per mezza giornata; a volte nel bordo si aggiungeva un po’ di carne e, dopo tre giorni si aggiungeva anche dell’uovo crudo.

Questo era quello che succedeva al tuo paese, ma quando hai partorito tu, a Milano, sei andata in ospedale
In quegli anni c’erano poche ostetriche con la mutua, qui nel quartiere ce n’erano due private, avevano il loro studio come i medici con il cartello fuori dalla porta.

Quando, anni dopo, ho avuto dei problemi sono andata da una di loro e le mi ha detto subito che avevo tanti fibromi e che dovevo farmi vedere da un ginecologo, ma quando è nata tua madre non avevamo i soldi per pagarla, quindi quando ho avuto i dolori, sono andata in ospedale.

Nonna, come facevi a sapere che eri incinta e quando era il momento giusto di partorire?
Non si usava mica fare le visite, macchè, e se qualche bambino moriva era una fatalità, era destino! Contavo i mesi senza mestruazioni, ad occhio, si potevano contare anche le lune.

Dimmi di quando è nata mamma…
Tua mamma è nata alle 4:00 della mattina, me l’hanno portata via e l’ho vista per la prima volta alle 6:00… quel giorno sono nati 21 bambini e tua mamma era la più brutta, brutta come un orco, magra, lunga 55 cm, pesava circa 2700 gr e aveva i capelli neri lunghi 10 cm! Il nonno, mio marito, veniva a trovarmi in orario di visita. Sono stata ricoverata 8 giorni, allora si usava così.
In ospedale mi hanno spiegato tutto su come accudire tua madre, e per 2 mesi sono andata al controllo in ospedale, però ogni tanto la portavo dal pediatra a pagamento, non c’erano i pediatri della mutua, o dal nostro medico per vedere se cresceva bene.
Dopo 2 mesi è diventata più castana e si è ingrassata, perché prima era magrissima!

Anche se eravate lontane, hai mai chiesto aiuto a tua madre?

No, non le ho mai chiesto consigli perché di figli ne aveva avuti nove e non voleva avere altri problemi. I miei genitori l’hanno vista per la prima volta in agosto, sai tua mamma era nata in novembre, l’ho portata da sola in treno, senza passeggino, perché non si usavano e con un cuscino l’ho fatta dormire sul mio petto.

Quindi non avevi il passeggino per la mamma, come la portavi in giro? Dove dormiva?

In braccio! L’ho sempre portata in braccio, anche quando era molto piccola, imbacuccata con una coperta. Il sabato o la domenica anche il nonno la portava fuori in braccio, con la coperta. Abitavamo al 4 piano e non c’era l’ascensore e io, tutti i giorni, portavo la spesa e tua madre in braccio!
Dormiva in una culla imprestata, di seconda mano, era anche rosa, sai che lusso! La culla l’ho restituita che tua mamma aveva 2 o 3 anni, era un letto con le sponde; dalla testa del letto le avevo messo una tela per coprire i buchi, ma quando è diventata grande, disfava tutto il letto, buttando fuori tutto.

Dormiva in camera con noi, sai, avevamo una bella casa con 2 locali, il bagno, due sgabuzzini, il cucinino e una camera grande dove ci stava il lettino. Da grande poi giocava fuori, sulla ringhiera. Sulla ringhiera! Sai di quanti bambini si sentiva che erano caduti di sotto? Ma noi eravamo tranquilli perché fuori c’erano sempre delle vecchie che controllavano. Ricordo che una notte che piangeva lui, il nonno, mi ha detto “Falla stare zitta che domani lavoro!” e io gli ho risposto “Sì, ma se non sta zitta cosa faccio, te la tiro?!” e così abbiamo fatto quattro risate!

Raccontami di come la nutrivi

Fino a sei mesi le ho dato il mio latte e a volte della camomilla, per farla stare tranquilla. Dopo i sei mesi, quando il mio latte ha cominciato a scarseggiare le davo il latte di mucca diluito con l’acqua e le davo anche un biscotto “sul latte”, che si scioglieva. Le bottiglie erano di un materiale simile alla plastica e al vetro, non ricordo, e avevano avvitato sopra la tettarella. Si facevano bollire ogni 2\3 giorni, perché vuol dire sterilizzare, hai capito? Perché si lavavano sempre, ma così era più sicuro. C’erano tante infezioni, bambini a cui si gonfiava la pancia per le gastriti, però lei era sana, stava bene.
Dopo i sei mesi ho cominciato a darle un pasto al giorno, a mezzogiorno, le preparavo la minestra fresca ogni giorno, con quello che avevo, patate, carote, sedano, erbetta..e l’olio Sasso crudo, un gran lusso! Ho comprato anche l’aggeggio per macinare a mano!
Quando era più grande le davo 1\4 di uovo lessato, una volta a settimana nella minestra o della pasta per bambini, sai, tipo capelli d’angelo, o del semolino. Avevamo anche il seggiolone. Insomma, è sopravvissuta!

E le fasce? E i pannolini?
A quei tempi i bambini portavano le fasce dall’ombelico fino alle caviglie fino a 4\5 mesi (anche tua mamma le ha portate), perché si diceva che facevano venire le gambe dritte, poi però i bambini con le gambe storte c’erano lo stesso! A tanti bambini, a piangere, veniva l’ernia ombelicale e le fasce tenevano insieme..sai, di genitori spudorati che avevano poca cura dei figli ce n’era anche allora!
Per i pannolini le avevo messo delle fettucce per stringerli, le spille da balia fanno male e i bambini grandicelli se le aprivano da soli…
Sai, tua mamma era molto intelligente, ricordo che sotto Natale, era nata il 2 novembre, quindi aveva quaranta giorni! Una volta che dormiva nella culla, sai i bambini piccoli tengono le mani a pugno, vicino alla testa, così..le ho detto: “Rosanna, metti le mani sotto le coperte che fa freddo!” e lei subito..tac! A quaranta giorni di vita! I bambini da subito, sono molto intelligenti!
A 3 anni poi, non voleva andare all’asilo. Sai com’era l’asilo a quei tempi? Uno stanzone con tante seggioline per i bambini. Non potevamo portarla all’asilo comunale, sai, io lavoravo in casa e non avevo uno stipendio fisso, quindi l’ho portata dalle suore… 2.000 lire al mese, sai che svaligiamento?! Per fortuna la mia vicina di casa, la signora C. aveva un bambino che aveva 4 mesi in meno di tua madre e veniva a vedere cosa facevo io per imparare. Io andavo fuori sempre con due bambini e lei anche. Ci siamo aiutate tanto tanto.

Ancora un cosa nonna, quanti anni avevi quando è nata la mamma? La gente ti diceva qualcosa?

Sai, ero bella stagionata, certo, avevo 28 anni..allora i bambini si facevano presto, mica a 35 anni come adesso! Però ricordo che nessuno mi diceva nulla per questo.

Ostetrica Giulia Pria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *